Quando il manometro segna una pressione caldaia bassa, la caldaia può andare in blocco e lasciarti senza riscaldamento e, spesso, senza acqua calda. Di solito basta un rabbocco fatto con calma dal rubinetto di carico, ma se il calo si ripete c’è una causa da trovare. In questa guida trovi i valori corretti a freddo e a caldo, la procedura da seguire e una serie di domande in ordine per capire se il problema è una perdita o il vaso di espansione.
Indice

Pressione caldaia bassa: cosa significa e quali sono i valori giusti
Una caldaia murale lavora su un circuito chiuso: la stessa acqua gira tra caldaia e termosifoni (o pannelli a pavimento) e non viene consumata. Per circolare bene ha bisogno di una certa pressione di esercizio, che leggi sul manometro a lancetta o sul display, di solito sul frontale o sotto la caldaia.
Se la pressione scende sotto la soglia minima, un pressostato o un sensore ferma il bruciatore e sul display compare un codice di errore. È una protezione: senza abbastanza acqua lo scambiatore rischierebbe di surriscaldarsi. Quindi una pressione caldaia bassa non è pericolosa in sé, ma ti dice che nel circuito manca acqua.
I valori esatti sono nel libretto di uso e manutenzione del tuo modello, che prevale sempre su qualsiasi indicazione generica. Per un impianto domestico tipico, in un appartamento o in una villetta su due piani, valgono più o meno questi riferimenti:
| Situazione | Valore indicativo | Cosa significa |
|---|---|---|
| Caldaia ferma, impianto freddo | 1 – 1,5 bar | Valore corretto per la maggior parte delle abitazioni |
| Caldaia in funzione, termosifoni caldi | 1,5 – 2 bar | Aumento normale dovuto alla dilatazione dell’acqua |
| A freddo sotto 0,8-1 bar | Bassa | Serve un rabbocco; molte caldaie vanno in blocco |
| A caldo oltre 2,5 bar | Alta | Possibile vaso di espansione scarico o impianto troppo pieno |
| Vicino a 3 bar | Critica | Può intervenire la valvola di sicurezza e scaricare acqua |
La regola più importante è questa: la pressione si legge e si corregge a impianto freddo, cioè dopo almeno un paio d’ore di caldaia spenta. A caldo l’acqua si dilata e il valore sale di qualche decimo. Se rabbocchi a caldo fino a 1,5 bar, a freddo ti ritroverai di nuovo basso; se carichi a 2 bar con l’impianto freddo, appena si scalda ti avvicini alla soglia della valvola di sicurezza.
Negli edifici con termosifoni su più piani sopra la caldaia, il tecnico può impostare un valore di carico più alto, perché serve più spinta per far arrivare l’acqua in cima. In questi casi vale il numero scritto dall’installatore nel libretto o su un’etichetta vicino al manometro.
Le 6 cause più comuni del calo di pressione
Il circuito è chiuso: se la pressione scende, l’acqua sta uscendo da qualche parte oppure il sistema che compensa la dilatazione non lavora più bene. Le cause possibili si riducono quasi sempre a queste sei.
1. Aria eliminata dai termosifoni
È la causa più frequente e la più innocua. Quando sfoghi l’aria dalle valvoline dei radiatori, il suo posto viene occupato dall’acqua e la pressione cala. Succede soprattutto a inizio stagione o dopo lavori sull’impianto. Se segui la procedura corretta per sfiatare i termosifoni senza fare danni, basta un rabbocco finale e il valore resta stabile.
2. Perdite visibili su raccordi e radiatori
Gocciolamenti da detentori, valvole termostatiche, raccordi sotto la caldaia o valvoline di sfiato non chiuse bene. Spesso sono perdite minime che lasciano solo aloni bianchi di calcare o macchie verdastre sul rame. Passa una torcia e un fazzoletto di carta asciutto: anche un’umidità leggera si nota subito.
3. Perdite nascoste nell’impianto
Tubazioni sotto traccia o nel massetto, impianti a pavimento, giunti dentro i muri. Non vedi gocce, ma la pressione scende con regolarità. Gli indizi tipici sono macchie di umidità su pareti o soffitti, un punto del pavimento più tiepido degli altri, rumore d’acqua che scorre a caldaia ferma.
4. Vaso di espansione scarico o con membrana rotta
Il vaso di espansione assorbe l’aumento di volume dell’acqua quando si scalda. Se ha perso la sua precarica d’aria, a caldo la pressione sale troppo, la valvola di sicurezza scarica un po’ d’acqua e, una volta raffreddato, l’impianto si ritrova più basso di prima. Il segnale tipico è un’altalena: alta a caldo, bassa a freddo.
5. Valvola di sicurezza che scarica
Sulle caldaie domestiche è di norma tarata a 3 bar e si apre per proteggere l’impianto. Può scaricare perché la pressione sale davvero (vaso scarico, impianto troppo pieno) oppure perché il calcare le impedisce di richiudersi bene. Il suo scarico è spesso convogliato in un imbuto o in un tubo collegato agli scarichi di casa, quindi l’acqua persa può passare del tutto inosservata.
6. Componenti interni della caldaia
Lo sfiato automatico sopra il circolatore, le guarnizioni interne o lo scambiatore possono trafilare. A volte l’acqua evapora sulle parti calde prima di gocciolare fuori, per cui non si vede nulla. Qui non si mette mano: la caldaia va aperta solo da un tecnico abilitato.
Come ricaricare l’impianto in sicurezza, passo per passo
Il rabbocco è un’operazione che il manuale di quasi tutte le caldaie murali affida all’utente. Prima di cominciare, però, apri il libretto alla pagina dedicata: il rubinetto di carico cambia forma e posizione da un modello all’altro.
Ecco dove si trova di solito:
- sotto la caldaia, in mezzo ai tubi, con una manopola o una piccola leva, spesso blu ma a volte nera o bianca;
- su alcuni modelli dietro uno sportellino frontale, con una rotella da girare a mano;
- negli impianti più vecchi come rubinetto separato sul tubo dell’acqua fredda, vicino alla caldaia;
- su diverse caldaie recenti come carico automatico o semiautomatico, gestito dalla scheda elettronica.
Non confonderlo con il rubinetto del gas (di solito giallo, a leva) o con quelli dell’acqua sanitaria. Se non sei sicuro di quale sia, fermati e chiedi al manutentore di mostrartelo alla prossima visita: è una domanda che fanno in tanti.
- Spegni la caldaia o mettila in stand-by e aspetta che l’impianto sia freddo, almeno 1-2 ore se era in funzione.
- Leggi il manometro e annota il valore di partenza con data e ora.
- Metti uno straccio sotto il rubinetto: qualche goccia può uscire.
- Apri il rubinetto di carico lentamente, nel verso indicato dal manuale (di solito antiorario), un poco alla volta. Sentirai un leggero fruscio d’acqua.
- Tieni gli occhi sul manometro e non allontanarti: la lancetta sale in pochi secondi.
- Chiudi il rubinetto appena raggiungi il valore indicato dal manuale, in genere tra 1 e 1,5 bar a freddo. Stringi a mano, senza forzare.
- Riaccendi la caldaia. Se il display mostra ancora l’errore, premi il tasto di sblocco come indicato nel libretto, una volta sola.
- Quando i termosifoni sono caldi ricontrolla: un valore tra 1,5 e 2 bar è normale.
Se superi il valore, puoi far scendere un po’ la pressione aprendo per pochi secondi la valvolina di sfiato di un termosifone, a impianto freddo e con un contenitore sotto. Non usare mai la valvola di sicurezza per scaricare acqua: è un dispositivo di protezione, non un rubinetto.
Sulle caldaie con carico automatico la scheda riempie da sola quando la pressione scende sotto la soglia. Se interviene spesso, o se il display segnala tentativi falliti, il messaggio è lo stesso di un rabbocco manuale frequente: c’è un problema da diagnosticare, e il riempimento automatico lo sta solo nascondendo.
Errori da evitare durante il rabbocco
- Rabboccare a caldo: il valore ti inganna e a freddo ti ritrovi di nuovo sotto la soglia.
- Lasciare il rubinetto aperto e allontanarsi: in poco tempo si arriva a 3 bar e la valvola di sicurezza scarica.
- Forzare un rubinetto bloccato dal calcare con pinze o chiavi: rischi di romperlo e di allagare. Meglio chiamare il tecnico.
- Premere il tasto di sblocco molte volte di seguito: se la caldaia torna in blocco, il problema non è la pressione, o non solo quella.
- Aprire il mantello della caldaia o toccare componenti interni, collegamenti elettrici, tubo del gas o scarico fumi: sono interventi riservati a un tecnico abilitato.
- Rabboccare ogni settimana senza indagare: l’acqua nuova porta ossigeno e calcare, che nel tempo corrodono e sporcano scambiatore e radiatori.
Un caso particolare sono gli impianti con liquido antigelo, presenti in alcune case di montagna, seconde case o sistemi abbinati a pannelli solari termici. Aggiungere acqua di rete diluisce la miscela e riduce la protezione dal gelo: in questi impianti il rabbocco va fatto dal tecnico con il prodotto giusto.
Infine, non fidarti di valori letti di fretta su un manometro opaco o con la lancetta ferma da anni. Se il display della caldaia mostra una pressione diversa da quella del manometro esterno, segnalalo al manutentore: uno dei due strumenti potrebbe non essere affidabile.
Il calo si ripete: albero decisionale tra perdita e vaso di espansione
Un rabbocco a inizio stagione, o dopo aver sfiatato i radiatori, è normale. Se invece la pressione caldaia bassa ricompare dopo pochi giorni o settimane, serve capire dove va l’acqua. Per due o tre settimane annota ogni mattina la pressione a impianto freddo e, almeno una volta al giorno, quella a caldo. Poi rispondi a queste domande in ordine.
- Hai sfiatato i termosifoni o fatto lavori sull’impianto di recente? Sì: rabbocca una volta e osserva. Se il valore resta stabile per due settimane, era solo aria. No, oppure continua a scendere: passa al punto 2.
- A caldo supera i 2,5 bar, mentre a freddo è bassa? Sì: il primo indiziato è il vaso di espansione scarico, con la valvola di sicurezza che scarica a ogni ciclo. Passa al punto 3. No, a caldo sale di poco: passa al punto 4.
- Lo scarico della valvola di sicurezza è bagnato? Se sotto la caldaia c’è un imbuto o un tubo visibile, guardalo dopo un’ora di funzionamento: tracce d’acqua o incrostazioni confermano il quadro vaso più valvola. Chiama il tecnico per la verifica della precarica.
- Vedi acqua, macchie o aloni sotto la caldaia, attorno a valvole, detentori e raccordi dei radiatori? Sì: è una perdita visibile, spesso sistemabile con un intervento rapido. No: passa al punto 5.
- Ci sono macchie di umidità su muri o soffitti, o lamentele dal vicino del piano di sotto? Sì: probabile perdita nelle tubazioni incassate. No: restano da verificare l’interno della caldaia e il vaso, sempre con un tecnico.
Il vaso merita un approfondimento a parte: per capire come funziona, ogni quanto va controllato e perché non si ricarica con mezzi improvvisati, leggi la guida sul vaso di espansione della caldaia.
Per le perdite dentro muri e pavimenti esistono tecniche non distruttive, come la termocamera, la prova di tenuta in pressione o il gas tracciante, che evitano di rompere a caso. Nella guida su come trovare una perdita d’acqua nascosta trovi i segnali da osservare e le domande da fare al tecnico.
| Sintomo | Causa probabile | Cosa fare |
|---|---|---|
| Scende una volta dopo lo sfiato, poi resta stabile | Aria uscita dai radiatori | Rabbocco a freddo, nessun altro intervento |
| Alta a caldo (oltre 2,5 bar), bassa a freddo | Vaso di espansione scarico o membrana rotta | Tecnico: verifica e ripristino della precarica |
| Scarico della valvola di sicurezza bagnato | Vaso esaurito o valvola che non chiude | Tecnico: controllo di vaso e valvola |
| Gocce o aloni su raccordi e valvole | Perdita visibile | Idraulico o manutentore per la riparazione |
| Calo lento senza tracce, macchie sui muri | Perdita nascosta | Ricerca perdite strumentale |
| Calo con acqua sotto la caldaia | Componenti interni | Tecnico abilitato; non aprire la caldaia |
Quando chiamare il tecnico e cosa prevede la normativa
Contatta un tecnico abilitato senza aspettare se:
- la pressione scende a zero, o quasi, nel giro di poche ore;
- devi rabboccare più di una volta al mese, anche senza vedere perdite;
- il rubinetto di carico non fa salire la pressione, oppure non chiude bene e la pressione continua a salire da sola;
- esce acqua dalla caldaia o dallo scarico della valvola di sicurezza;
- la caldaia va in blocco con codici diversi da quello della pressione.
Se senti odore di gas il discorso cambia: non accendere né spegnere luci o apparecchi elettrici, non usare fiamme libere, apri porte e finestre, chiudi il gas al contatore se puoi farlo in sicurezza, esci di casa e da fuori chiama il pronto intervento del distributore indicato in bolletta o i Vigili del Fuoco al 115.
Gli interventi sul circuito gas, sulla combustione, sullo scarico fumi e sulla parte elettrica non sono fai da te. Il DM 37/2008 riserva installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti a imprese abilitate, che a fine lavori rilasciano la dichiarazione di conformità.
Il DPR 74/2013 disciplina invece esercizio, conduzione, controllo e manutenzione degli impianti termici. Il responsabile dell’impianto, di norma l’occupante dell’abitazione, deve far eseguire la manutenzione secondo le istruzioni del costruttore o dell’installatore e i controlli di efficienza energetica alle scadenze previste. Interventi e controlli vengono riportati sul libretto di impianto, il cui modello nazionale è stato approvato con il decreto del 10 febbraio 2014: puoi consultare il testo del DM 10 febbraio 2014 sul portale ENEA.
Scadenze dei controlli, invio dei rapporti e catasto degli impianti termici dipendono anche dalla Regione in cui vivi: verifica sul portale regionale o chiedi al manutentore. Quando arriva il tecnico, mostragli il tuo registro dei rabbocchi con date e valori a freddo e a caldo: rende la diagnosi più rapida.
Prevenire la pressione caldaia bassa: le abitudini che aiutano
- Controlla il manometro una volta a settimana durante la stagione di riscaldamento, sempre a impianto freddo e più o meno alla stessa ora.
- A inizio stagione sfiata i termosifoni, poi rabbocca e ricontrolla dopo qualche giorno.
- Fai eseguire la manutenzione periodica: in quell’occasione il tecnico può verificare anche la precarica del vaso di espansione e lo stato della valvola di sicurezza.
- Ogni tanto dai un’occhiata ai raccordi dei radiatori e allo scarico sotto la caldaia, soprattutto dopo lavori in casa.
- Se l’acqua della tua zona è molto dura, chiedi al tecnico se per il tuo impianto ha senso un trattamento dell’acqua o un filtro defangatore.
Una pressione stabile nel tempo è il segno di un impianto sano. Se dopo un rabbocco il valore resta fermo per settimane, hai risolto. Se invece una pressione caldaia bassa torna con regolarità, non conviene abituarsi a ricaricare: trovare subito la causa costa meno che riparare uno scambiatore corroso o un soffitto bagnato.
Domande frequenti
Quanto deve essere la pressione della caldaia a freddo?
Nella maggior parte delle abitazioni il valore corretto a impianto freddo è tra 1 e 1,5 bar, mentre con la caldaia in funzione sale fino a circa 1,5-2 bar. Il dato esatto è quello indicato nel libretto del tuo modello o dall’installatore, e può essere più alto negli edifici su più piani.
Posso usare la caldaia con la pressione bassa?
Se la pressione caldaia bassa ha fatto scattare il blocco, la caldaia non riparte finché non rabbocchi. Se invece funziona ma il valore è al limite, conviene ricaricare a impianto freddo appena possibile: lavorare con poca acqua peggiora la circolazione e affatica circolatore e scambiatore.
Ogni quanto è normale ricaricare l’impianto?
Uno o due rabbocchi a stagione, di solito dopo lo sfiato dei termosifoni, rientrano nella normalità. Se devi ricaricare più di una volta al mese, o la pressione scende a zero in pochi giorni, è molto probabile che ci sia una perdita o un problema al vaso di espansione da far verificare.
Perché la pressione sale con la caldaia accesa e poi scende?
Un piccolo aumento a caldo è normale, perché l’acqua si dilata. Se però supera i 2,5 bar e a freddo torna sotto 1 bar, di solito il vaso di espansione ha perso la precarica e la valvola di sicurezza scarica acqua a ogni ciclo. In questo caso serve un controllo del tecnico.
